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Atessa e i fichi secchi

Atessa e i caracini, fichi secchi, sono legati da una storia lunga millenni, dai tempi dei Sanniti che abitavano il suo territorio prima e con i Romani. Un fico secco e infornato è stato trovato in una fossa proprio in un territorio che rappresentava un punto di snodo per i Sanniti e i Romani nel II-I secolo avanti Cristo, Acquachiara, alle pendici del monte Pallano, ove il clima era mitigato da terme naturali inglobate in un villaggio romano-sannita autosufficiente. Dei Sanniti caracini sarebbe rimasto il nome dialettale dei fichi essiccati, tipico dell’Abruzzo.
La tradizione della essiccazione non si ferma ai popoli antichi, rendendo Atessa famosa nel Medioevo, sino ai giorni nostri, per il loro commercio. Oltre a zone collinari, umide, infatti, il vasto territorio era, ed è, composto da ‘solagne’ con fonti sorgive, dove nascevano, così, questi frutti piccoli e brutti, ma buonissimi. Anche l’arte della essiccazione era tutta atessana, tanto è che Carlo d’Angiò impose una tassa sul commercio dei famosi caracini di Atessa. Dei caracini di Atessa si parla in lettere, libri di storia e resoconti commerciali, di cui uno dell’impero austro ungarico, recante la ricetta antica del torrone di fichi secchi. Nell’archivio storico è conservato un manoscritto di un contratto del 1700, in cui si conferisce un particolare valore a una pertinenza di un casolare, ossia un forno per essiccare i fichi. Sempre nell’archivio storico possono essere ammirate mappe e riproduzioni di antichi ficheti, persino risalenti al 1600.
I fichi sono quasi un simbolo della città, tanto è che nel cuore più antico, il quartiere di Santa Croce, sorgono ancora alcuni fichi tradizionali, e nelle colline periferiche, nelle solagne appunto, stanno nascendo nuovi ficheti per proseguire la tradizione.
Una storia ricca affascinante, perché è la storia di un territorio ricco e fiorente. In dettaglio, essa con foto dei documenti storici e ricette originali, è in V. Menna, curatore, Atessa i fichi secchi. La storia, l’economia, le tradizioni di un territorio, viste attraverso un frutto, Tinari editore, 13 gennaio, 2013.