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Alla riscoperta del fico. Era l’anno 2005 quando un gruppo di amici, a seguito dell’idea di Vincenzo Menna, organizzavano una festa che avevo l’intento di celebrare un prodotto tipico atessano e farne riscoprire la storia, la bontà e la cultura che ha dato nell’arco del tempo un carattere identitario al popolo atessano…la festa degli “squacciafìchere”. È infatti questo soprannome attribuito agli abitanti di Atessa, che riconduce a tradizioni storiche sulla coltivazione e commercializzazione dei fichi nel nostro territorio. Da approfondite ricerche storiche, si ricostruisce quella che era una tradizione del popolo atessano, ovvero quella dell’essicazione dei fichi con metodi del tutto naturali. Nell’ultimo secolo, tuttavia, la moderna industrializzazione dell’area, e i nuovi tipi di agricoltura, hanno soppiantato questa produzione tipica facendo perdere queste tradizioni e quel tipo di coltura. L’intento, fin dall’inizio, è stato quello di riportare in auge un prodotto che è collegato indissolubilmente alla cultura e alla tradizione di Atessa, facendone riscoprire i risvolti sia identitari che economici, e valorizzandone le proprietà organolettiche. Da questa prima manifestazione e dall’entusiasmo che ha suscitato nella nostra comunità, questo sparuto gruppo di amici decide di costituire un’associazione a tutela del Fico Reale di Atessa. Dell’associazione stessa entrano a far parte l’azienda che ha ancora uno dei più grandi ficheti del territorio, e altre piccole realtà produttive che sono riuscite a salvaguardare negli anni alcune piantagioni. Da qui l’avventura, tutta in salita, ha assunto anche un carattere di rilevanza economica e di rilancio della microeconomia locale, in una filiera virtuosa che collega il prodotto tipico alla diffusione della conoscenza del territorio, e al turismo enogastronomico. L’associazione, che ne corso degli anni è cresciuta, è entrata dapprima a far parte di un circuito di “paesi del fico”del mediterraneo. Questa “rete”, denominata FICUSNET, ha collegato vari comuni italiani e di altre nazioni che si affacciano al bacino Mediterraneo, creando così occasioni di confronto, scambi di notizie e informazioni, e crescita interculturale. Successivamente, nell’anno 2015 l’associazione ha ottenuto il riconoscimento di “presidio slow food”, con un marchio che ne caratterizza e garantisce il rispetto dell’apposito disciplinare. Il presidio stesso ha già partecipato con il GAL MAJELLA VERDE al progetto “dieci sapori da salvare”, ed oggi si appresta a divenire “COMUNITÀ DI PRODOTTO TIPICO” per continuare la strada verso la promozione di un prodotto che è un’eccellenza territoriale, e generare una microeconomia locale di sostegno al reddito per piccoli produttori e aziende agricole affermate, nonché generare un’attrazione turistica che favorisca la crescita di altri settori dell’economia